Serena Taccari

Non siamo fatti per essere soli

2023-09-21 By Serena Taccari

La specie umana è l’unica che è predisposta a dipendere totalmente dall’educazione e dal supporto degli altri per un periodo decisamente lungo, a partire da quando nasce e finchè non muore. A motivo di tutta la pressione sull’indipendenza, sul farcela da soli, sullo stare soli, ecc. sfugge di vista che non si tratta di isolarsi ma di riuscire a compensare sè stessi grazie al proprio intervento sulle proprie ferite. Certo , ciascuno guarisce sè stesso, per questo si dice che il vero medico è chi porta alla tua evidenza le tue ferite così che tu possa utilizzare gli strumenti che hai per guarirti. Ma appunto questo mette in luce che serve un’interazione. Bisogna accettarlo, fa parte dell’essere umano, non siano fatti per essere isole.

L’essenza dell’essere umano è quella di essere relazionale, cioè interconnesso e interdipendente. Nelle realtà che chiamiamo meno civilizzate, questo è molto evidente: in un villaggio lo sanno tutti che per crescere un bambino servono sei persone, non usa. Noi così acculturati isoliamo le madri tirandole fuori dalla “produzione del gruppo” mettendole fuori dal cerchio : stai qui cavatela da sola nessuno ti tramanda una saggezza, trovati il tuo branco di mamme-come-te e scopri come si fa.

Non siamo fatti per questo o saremmo come le gazzelle, in grado di stare in piedi in due ore e di correre in 3. Abbiamo bisogno di essere inclusi per questo affondiamo nelle relazioni le nostre radici, e l’alberto che taglia le radici, si sà, muore.

La nostra realtà attuale, intendo a livello globale,  non è una manifestazione del fallimento della coscienza nel proteggerci dall’autolesionismo e dal fatto di farci del male reciprocamente: ci troviamo dove ci troviamo perchè abbiamo negato l’essenza dei valori che esprimono l’essere umano, quelli legati all’interconnessione.

Le guerre e i conflitti sono manifestazioni della frattura della nostra essenza relazionale come esseri umani.

La connessione con ogni altra forma di vita non è una questione teoria, ma un modo di vivere. La fonte dell’incapacità di gestire le emozioni complesse e l’origine dei pensieri più malsani, non sono le persone, ma la sensazione inconscia di disconnessione.

Ho sentito qualcuno di fronte alla parola risveglio dire “e da cosa? non passiamo mica la vita dormendo!” e lo trovo molto suggestivo dello scollamento dalla nostra realtà: se ci sono coscienze che non sentono di doversi risvegliare è perchè la mancanza di consapevolezza rispetto al proprio e profondo stato dell’essere è a livelli allarmanti.

Ciò che ci può guarire infatti è solo una riconnessione consapevole all’essenza del nostro essere umano.

Quello che stiamo vivendo nel mondo, non basta dire che sono manifestazioni della predisposizione umana a distruggerci reciprocamente, questo non basta a lavarci le mani. Sono le conseguenze della chiusura della nostra coscienza all’essere inestricabilmente interconnessi e interdipendenti nella rete della vita, che è la sorgente dell’accudimento, del nutrimento reciproco, delle relazioni potenzianti.

Zittire questa consapevolezza serve a darci il permesso di compiere azioni disumane, con misere gratificazioni a breve termine, che cheidono il prezzo di un dolore a lungo termine.

Una comprensione più profonda e migliore di questa prospettiva, può permetterci di tornare alla fonte di quella ispirazione che ha guidato leader come Mandela: la liberazione personale della nostra coscienza riguardo all’essenza dell’essere umano come interconnessione e interdipendenza – “Io sono perché tu sei”.
Sta a ciascuno di noi rispondere alla chiamata cui i valori profondi che ci rendono umani ci chiamano e agire di conseguenza.

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