Serena Taccari

Lasciar Andare: l’importanza di non fraintendere la misericordia

2023-11-20 By Serena Taccari

Nel corso della vita, ci troviamo di fronte a un complesso intreccio di relazioni e situazioni, spesso permeate da sfide personali e professionali. Per chiunque, uomini e donne,  uno dei nodi più intricati da sciogliere è rappresentato dalla capacità di lasciare andare e perdonare. Questi due atti, apparentemente semplici, nascondono un potere trasformativo che va oltre la mera gentilezza e si estende alla sfera profonda della misericordia.

Dare seconde opportunità, sia a noi stessi che agli altri, può sembrare un atto di generosità, ma dietro di esso si celano ragioni psicologiche complesse. A volte, concediamo una seconda chance a coloro che potrebbero non averne nemmeno meritata una prima. La domanda che sorge spontanea è: questo è un gesto di gentilezza verso gli altri o una forma mascherata di controllo personale? Per comprendere appieno il significato di tali gesti, dobbiamo districare il filo sottile tra gentilezza e misericordia.

Culturalmente abbiamo appreso dalla religione ad associare il concetto di misericordia all’immagine divina: è Dio ad essere misericordioso. Per questo infatti ci è stato trasmesso che la forma della misericordia  è una sorta di accettazione senza limiti. Abbiamo quindi erroneamente associato la misericordia a un concetto buonista. Per questo molte persone trovano difficoltà con il lasciare andare, col perdonare, e con tutto quello che appunto abbiamo imparato ad associare a qualcosa che riguarda la bontà divina, nell’iperaccoglienza. Niente di più inesatto.

Imparare a lasciar andare è cruciale nel nostro percorso personale. Significa assumersi la responsabilità della propria vita e abbracciare il rischio intrinseco dell’apprendimento, un processo che inevitabilmente coinvolge errori, ristrutturazioni e nuovi tentativi. E se fosse la paura di sbagliare a offrirci come chimera quell’indulgenza che chiamiamo misericordia, trasformandola in una forma particolare di egoismo?

Nel corso di questo articolo, esploreremo in profondità il significato della misericordia, del perdono e della responsabilità personale, e troveremo consigli pratici per imparare a lasciare andare e perdonare, aprendo la porta a un nuovo e liberatorio percorso di crescita personale e professionale.

Misericordia Non è Sinonimo di Seconde Possibilità

La parola italiana misericordia ha origine latina, ma il contesto da cui abbiamo tratto molta parte del suo significato è quello biblico che quindi di latino ha poco. La parola che nella scrittura indica la misericordia è aramaica, “rahamim” che è il plurale ampliativo di “reham“, utero. Il grande utero, che è la misericordia, è un richiamo potente e chiaro al concetto di nutrimento e protezione.

Il termine rahamim rappresenta quindi la misericordia nella sua forma più intima e nutriente: è il luogo dove la vita ha inizio, un ambiente sicuro e accogliente in cui il nutrimento fluisce ed offre offre una prospettiva chiara sulla misericordia come un atto di amore e cura profonda.

Tuttavia, la vera chiave per comprendere la misericordia risiede nella sua dualità. L’utero non accoglie e protegge per sempre: c’è un momento cruciale in cui la misericordia ci invita infatti a lasciare andare. È l’ultima spinta del parto, un atto di misericordia che garantisce la vita stessa. È un momento in cui la protezione si trasforma in libertà, un concetto che spesso trascuriamo eppure un elemento essenziale nella comprensione completa di cosa significa usare misericordia, che può significare anche non preservare.

Lasciare andare, proprio come nell’atto della nascita, è un gesto di amore.

Di fronte a situazioni complesse e relazioni intrecciate, l’atto di concedere una seconda possibilità può sembrare un gesto nobile. Tuttavia, è essenziale guardare oltre la superficie di questa generosità e analizzare le motivazioni profonde che lo guidano. Troppo spesso, il desiderio di dare una seconda chance può nascondere una serie di motivazioni psicologiche complesse, spesso rivolte più a noi stessi che agli altri.

La distinzione chiave qui è tra essere gentili ed usare misericordia. Se pure gentilezza può assumere molte forme, la misericordia, nel suo significato più autentico, è un atto che abbraccia sì il concetto di protezione ma anche quello di liberazione. Per questo nel medioevo si chiamava misericordia lo stiletto che trapassava l’armatura e colpiva direttamente al cuore, che veniva usato come gesto di pietà per il guerriero agonizzante. Per capire appieno questo nuovo concetto di misericordia, dobbiamo esplorare la differenza tra nutrire e trattenere.

Fallimento, giustizia e perdono

Il motivo per cui la misericordia è spesso fraintesa è legato alla nostra concezione distorta di fallimento e giustizia. Culturalmente associamo la misericordia a un concetto buonista, ma dobbiamo riconsiderare questo approccio. La misericordia non è indulgenza cieca, ma piuttosto un processo che abbraccia la giustizia. Dio, spesso considerato misericordioso, applica la giustizia per garantire la crescita e il progresso.

Accettare la misericordia nella sua interezza, compreso il lasciar andare, implica assumersi la responsabilità della propria vita. Significa diventare la “madre” di noi stessi, decidendo di abbracciare il rischio dell’auto-apprendimento. Questo percorso richiede il coraggio di affrontare gli errori, di ristrutturare il nostro modo di pensare e di tentare nuovamente. Il rischio di non intraprendere questo cammino è elevato: tratteniamo gli altri e noi stessi, impedendo la crescita e causando danni simili a una madre che si rifiuta di dare l’ultima spinta nel parto.

In fondo, la misericordia non è solo un atto di gentilezza verso gli altri; è anche un atto di gentilezza verso se stessi. Perdonare e lasciar andare significa accettare il fallimento come parte integrante della nostra esistenza, liberandoci dalla prigione dell’autoimposizione e permettendoci di abbracciare esperienze nuove e transformative.

La misericordia è quindi dinamica. Esiste un periodo in cui nutre e protegge, ma c’è altrettanto un momento in cui, con saggezza e amore, permette di crescere e di abbracciare il nuovo; ed anche di permettere all’altro, proprio come l’ultima spinta del parto, di uscire dal nostro controllo, ed essere sè. Vale per l’altro, vale per noi, la misericordia come atto di amore include la necessità di accogliere sè, come diverso e fallibile.
Se pensiamo poi che il termine greco che più si avvicina a misericordia è eleos, a cui viene contrapposto phobos, ovvero la paura, abbiamo un altro modo di vedere il perchè sia così difficile lasciare andare. Trattenere a sè, diventa un “non avere misericordia”, un atto legato, quindi, alla paura.

Diventare la "Madre" di Noi Stessi: L'Atto di Assumere Veramente il Controllo

Questo atto, in apparenza motivato dal desiderio di preservare il noto e controllare l’incerto, può trovare le sue radici più profonde nella paura. La paura di abbracciare l’ignoto, di concedere il perdono completo e di lasciare andare, agisce come il catalizzatore che impedisce la manifestazione piena della misericordia. La misericordia richiede coraggio, richiede il lasciar andare delle sicurezze superficiali per abbracciare la vulnerabilità dell’ignoto. Trattenere, quindi, può diventare una forma di autodifesa, una barriera eretta per evitare di affrontare il timore interiore legato alla perdita di controllo. Tuttavia, è proprio nel lasciar andare che troviamo la vera forza, e nella misericordia che scopriamo una via per superare le paure che ci limitano. Affrontare l’ignoto con compassione è un atto di coraggio verso una vita più ricca di significato e connessione.

Il momento in cui decidiamo di diventare la “madre” di noi stessi è cruciale per il nostro percorso di crescita personale e professionale. Ma cosa significa esattamente assumersi questa responsabilità? Significa abbracciare il rischio dell’auto-apprendimento, un processo che inevitabilmente coinvolge errori, ristrutturazioni e nuovi tentativi.

Troppo spesso, il timore dell’errore ci tiene ancorati al passato, impedendoci di progredire. Questa paura è alimentata dalla nostra società, che spesso valuta il successo in base a risultati immediati e perfetti. Tuttavia, il percorso verso il successo personale e professionale è costellato di insuccessi, e accettare questo fatto è parte integrante di assumersi la responsabilità della propria vita.

Diventare la “madre” di noi stessi significa essere disposti ad affrontare il rischio di sbagliare e imparare da questi errori. È un atto di autoaccettazione che ci permette di riconoscere che siamo imperfetti, ma questa imperfezione è parte del nostro essere umani. Navigare attraverso le sfide e gli insuccessi ci consente di imparare, di adattarci e di crescere.

Il rischio di non abbracciare questo processo è significativo. Chi si rifiuta di diventare la “madre” di sé stesso trattiene non solo se stesso ma anche gli altri, creando un’atmosfera di stagnazione. Questa è una forma di egoismo che si manifesta nel desiderio di controllare e trattenere, un atteggiamento simile a una madre che si rifiuta di dare l’ultima spinta nel parto. Questo comportamento non solo ostacola la nostra crescita personale, ma può anche causare danni alle relazioni professionali e personali.

Il concetto di assumersi la responsabilità della propria vita non è un invito al perfezionismo, ma piuttosto una chiamata alla consapevolezza e all’accettazione di ciò che siamo. Significa abbracciare il coraggio di esplorare, di sperimentare e di imparare da ogni passo del nostro percorso. Solo assumendoci questa responsabilità possiamo veramente crescere e progredire.

Forse non lo sai ma nel trattenere a sè, mascherandolo come una forma di protezione risiede un atto di egoismo:  non solo impedisce la nostra crescita e danneggia le relazioni che sono fondamentali per il nostro successo personale e professionale.

L'Egoismo del Trattenere: Liberare se Stessi e gli Altri

Il rischio più grande se non si sceglie di diventare la “madre” di noi stessi è l’egoismo che si cela dietro il desiderio di trattenere, controllare e guidare gli altri secondo i nostri schemi. È un comportamento che riflette la paura di perdere il controllo e di dover affrontare l’incertezza che accompagna il cambiamento. In realtà, questo atteggiamento non è un atto di misericordia, bensì un atto di egoismo mascherato da un’apparente preoccupazione per il bene degli altri.

Immagina una madre che, pur di trattenere il proprio figlio, si rifiuta di dare l’ultima spinta nel processo di parto. Il risultato è il blocco della crescita e, in molti casi, la morte di nuove opportunità. Analogamente, chi si aggrappa al bisogno di trattenere, ostacola non solo la propria crescita, ma limita anche il potenziale di coloro che gli sono vicini.

Il rischio dell’egoismo nel trattenere si manifesta anche nella sfera delle relazioni professionali. Il desiderio di controllare gli altri, di imporre il proprio modo di vedere le cose, spesso si traduce in un ambiente di lavoro chiuso, in cui la diversità non è accettata. Questo atteggiamento crea un circolo vizioso in cui la mancanza di accettazione della diversità diventa una forma di auto-protezione, un modo per non dover ammettere un possibile errore di valutazione.

Accettare la misericordia nella sua pienezza significa comprendere che l’atto finale di misericordia è il lasciar andare. Come il colpo di grazia durante il parto, il lasciar andare è essenziale per la vita stessa. È il momento in cui la protezione temporanea si trasforma in libertà, un concetto spesso difficile da accettare per chi teme la perdita di controllo. 

Per superare questo rischio dell’egoismo nel trattenere, è essenziale imparare a perdonare. Il perdono, sia verso se stessi che verso gli altri, è un atto di liberazione. Ci consente di sciogliere i legami che ci trattengono e di aprirci a nuove possibilità. Perdonare non significa accettare tutto passivamente, ma piuttosto riconoscere la realtà, liberarsi dal peso del risentimento e permettere la crescita individuale e collettiva.

Lasciare Andare: Un Atto Rivoluzionario

Il perdono e l’accettazione sono le chiavi per liberare il nostro potenziale e permettere una crescita significativa. Troppe volte, ci tratteniamo dal perdonare, sia noi stessi che gli altri, a causa di un malinteso concetto di giustizia o di una paura profonda di mostrare debolezza. Tuttavia, per abbracciare appieno l’atto di misericordia, dobbiamo imparare a perdonare e ad accettare.

Il perdono è un atto di liberazione da un peso che trasciniamo con noi. Riconoscere che siamo tutti umani, suscettibili di errore, è il primo passo verso il perdono. Non significa necessariamente dimenticare o giustificare le azioni, ma piuttosto smettere di portare il peso del risentimento. Perdonare se stessi è altrettanto cruciale quanto perdonare gli altri. Spesso siamo i nostri critici più severi, e il perdono verso noi stessi è un atto di gentilezza che ci consente di liberarci dall’autogiudizio.

L’accettazione è il gemello del perdono. Accettare il fallimento come parte integrante della nostra esistenza è un passo fondamentale per abbracciare appieno la misericordia. Ciò implica riconoscere la realtà, senza tentare di cambiarla o di adattarla ai nostri ideali. L’accettazione non è una forma di resa, ma piuttosto un atto di consapevolezza che ci permette di imparare dalle esperienze, anche quando sono dolorose.

Nella nostra cultura, dove la perfezione è spesso elogiata, il perdono e l’accettazione possono sembrare segni di debolezza. Tuttavia, è importante capire che accettare il fallimento e perdonare non significa compromettere la nostra integrità o la nostra dignità. Al contrario, è un atto di forza interiore che ci permette di abbracciare il cambiamento e di crescere.

La linguistica che usiamo è cruciale in questo processo. Le parole che scegliamo riflettono il nostro atteggiamento verso noi stessi e gli altri. Quando impariamo a parlare di perdono e accettazione stavolta sì, con gentilezza e compassione, creiamo un contesto in cui la crescita personale e professionale diventa possibile.

Accettare Gli Altri e Noi Stessi

L’atto di lasciare andare è un viaggio continuo, un percorso verso la libertà emotiva e la crescita personale. Affrontiamo ora una serie di pratiche avvincenti, mirate a fornirti gli strumenti necessari per implementare con successo il potere del lasciare andare nella tua vita quotidiana. Questi suggerimenti pratici non solo ti guideranno attraverso il processo di perdono e accettazione ma anche ti ispireranno a creare un cambiamento duraturo che si rifletterà in ogni aspetto della tua esistenza.

1. Consapevolezza Emotiva: Esplora il Tuo Mondo Emotivo

Prima di poter lasciare andare, devi comprendere appieno le tue emozioni. Dedica del tempo ogni giorno all’auto-riflessione. Tieni un diario delle tue emozioni, identificando le situazioni che le scatenano. Questo esercizio ti permette di sviluppare una consapevolezza più profonda di te stesso.

2. Perdono Graduale: Piccoli Passi, Grandi Liberazioni

Il perdono non è un atto unico, ma un processo graduale. Inizia con piccoli eventi che richiedono il tuo perdono. Rifletti su come il perdono può portare la liberazione e la guarigione. Con il tempo, sarai più preparato a perdonare situazioni più complesse.

3. Linguaggio Interno: Parla con Gentilezza a Te Stesso

Monitora attentamente il tuo dialogo interno. Quando ti sorprendi a pronunciare parole negative su te stesso, interrompi il ciclo. Sostituisci questi pensieri con affermazioni positive. Parla con te stesso con la gentilezza che riserveresti a un amico che ha bisogno di supporto.

4. Auto Compassione: Trattati con Gentilezza

Praticare l’auto compassione è una forma di resistenza contro l’autocritica. Quando commetti un errore, trattati con gentilezza anziché con severità. Riconoscere la tua umanità è il primo passo per abbracciare il potere trasformativo del perdono.

Attraverso queste pratiche, inizierai a sperimentare un cambiamento tangibile nella tua prospettiva e nel tuo benessere. Continua a esplorare e ad adattare queste strategie, poiché il viaggio del lasciare andare è un percorso unico, e ogni passo che compi contribuisce al tuo sviluppo personale.

5. Comprendere Ciò che è Fuori dal Tuo Controllo: Focalizzati su Ciò che Puoi Cambiare

Riconosci che alcune cose sfuggono al tuo controllo. Concentrati sulle azioni che puoi intraprendere e accetta con serenità ciò che non puoi cambiare. Questo approccio ti permette di liberare energia per influenzare positivamente la tua vita.

6. Lasciare la Libertà di Sbagliare: Accogli il Potere della Vulnerabilità

Abbraccia la verità che sbagliare è umano e un passo essenziale per la crescita. Sperimenta la vulnerabilità che deriva dall’ammettere i tuoi errori e impara a vedere la forza intrinseca in questa apertura. La libertà di sbagliare è la chiave per una vita più autentica e soddisfacente.

7. Accettare Come Gli Altri Sono Realmente: Coltiva l’Empatia

Smetti di cercare di cambiare gli altri secondo la tua visione del mondo. Coltiva l’empatia per comprendere le prospettive altrui. Accetta che ogni individuo è un universo complesso e unico. Questo ti consentirà di stabilire connessioni più autentiche e significative.

8. Aprirsi alla Vulnerabilità: Connettersi con Autenticità

Sii disposto ad aprirti agli altri, condividendo i tuoi pensieri e sentimenti in modo autentico. La vulnerabilità è una forza, non una debolezza. Approfitta di questa connessione più profonda per alimentare relazioni significative.

9. Cambiare Linguaggio Interno: Parla la Lingua della Crescita

Sostituisci il linguaggio interno critico con parole di crescita e apprendimento. Vedi gli errori come opportunità di miglioramento anziché come fallimenti. Questo cambio di prospettiva modellerà positivamente il tuo atteggiamento verso te stesso.

10. Praticare la Gratitudine: Trova Gioia nei Dettagli

Focalizzati sugli aspetti positivi della tua vita quotidiana. Pratica la gratitudine riflettendo su piccole gioie e successi. Questo esercizio quotidiano sposterà il tuo focus dalla negatività verso una prospettiva più ottimista e apprezzativa.

11. Creare Obiettivi Futuri: Sogna e Realizza

Definisci obiettivi chiari e realistici per il tuo futuro. Concentrati sulla progressione, considera ogni passo come un successo. Questi obiettivi ti offrono una bussola per guidare la tua crescita personale e professionale.

12. Investire in Te Stesso: Il Regalo Continuo della Formazione

Dedica tempo ed energie alla tua formazione continua. Impara nuove abilità, leggi libri ispiratori e partecipa a corsi che alimentano la tua curiosità. L’investimento in te stesso è un investimento a lungo termine nella tua felicità e realizzazione.

Queste pratiche mirate non solo ti guideranno nel processo di lasciare andare ma ti forniranno strumenti pratici per trasformare la tua vita. L’atto rivoluzionario di abbracciare il potere del lasciare andare è un investimento in te stesso che si ripercuoterà positivamente in ogni aspetto della tua esistenza.

Un viaggio più leggero

Abbiamo esplorato il potente equilibrio tra abbracciare e lasciar andare. Dove lasciar andare è il gesto audace che ci permette di abbracciare la totalità della vita, di accogliere la diversità dell’altro, di permettere agli altri di esprimere sè stessi e di accettare , in noi stessi di poter fallire, apprendere, ricostruire. 

È un atto di misericordia per noi stessi e agli altri, riconoscere che la vera forza risiede nell’abilità di liberare il peso del passato. Proprio come una madre che rifiuta l’ultima spinta del parto per trattenere il figlio a sè e continuare a vivere nel noto stato della gestazione, dando così la morte piuttosto che la vita, in questa visione della misericordia abbiamo bisogno di riconoscere il danno che la paura di lasciare andare causa a noi e agli altri.

La vera misericordia riconoscere il necessario lasciare andare, comprende il bisogno di controllo celato dal trattenere, e come queste possono essere forme mascherate di egoismo. Liberare se stessi e gli altri è un atto di generosità che apre la strada a una vita più ricca di significato e connessione, ed affrontare la propria vita come un viaggio più leggero.

Ora, la tua sfida è abbracciare questa verità nella tua vita quotidiana, lasciando andare il passato per costruire il tuo futuro senza i legami della paura.

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